La solennità di tutti i Santi

La Solennità di tutti i Santi ci ricorda che la santità non è uno stato di beatitudine fuori dall’esperienza della vita, ma è una beatitudine nascosta al fondo di questa nostra vita.

E anche lì dove c’è pianto, mancanza, ingiustizia, cose che non vanno, lì è nascosta una gioia che la si può incontrare solo a patto che si smetta di desiderare solo di avere un’altra vita, e si comincia ad approfondire la propria.

Siamo nati per la Santità

La chiamata alla santità è la chiamata a valorizzare quel lato della nostra vita in cui facciamo più fatica, in cui ci sperimentiamo perdenti, poveri, scartati. È un lato della nostra vita che solitamente nascondiamo, di cui abbiamo vergogna ma che se consegnato all’amore di Dio diventa il nostro vero capolavoro. Infatti i santi non sono innanzitutto coloro che fanno qualcosa, ma coloro che si lasciano fare dall’Amore di Dio. Essi ristabiliscono il primato di Dio nella loro vita, e non si lasciano sedurre né da sé stessi, né da quello che di bello o di brutto gli sta capitando.

Chi scopre questa via non ha una luce intorno alla testa, ma una luce interiore che lo fa camminare da amato anche in mezzo alle sventure.

La santità – ha ricordato recentemente Papa Francesco – "non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano”.

Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa.

Sei uno studente o un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli.

Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù

Sei un consacrato/a ? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione

I santi sono un popolo di affidati a cui oggi noi tutti ci affidiamo perché ci insegnino il loro stesso segreto.


Solennità dell' Assunzione della Beata Vergine Maria

COSI' MORI' LA VERGINE MARIA SECONDO SAN JUAN DAMASCENO, DOTTORE DELLA CHIESA 🌹🕯

“La Madre di Dio non è morta di malattia, perché non ha dovuto ricevere il castigo della malattia perché non aveva il peccato originale. Non è morta di vecchiaia, perché non doveva invecchiare, poiché non le è venuta la punizione per il peccato dei primogenitori: invecchiare e finire per debolezza. È morta d'amore. Il desiderio di andare in paradiso dove era suo Figlio era così grande che questo amore l'ha fatta morire.

Circa quattordici anni dopo la morte di Gesù, quando aveva già speso tutto il suo tempo insegnando la religione del Salvatore a grandi e piccini, quando aveva consolato tante persone tristi e aiutato tanti malati e moribondi, fece sapere agli Apostoli che ora si avvicinava la data di lasciare questo mondo per l'eternità.
Gli Apostoli l'amarono come la più gentile di tutte le madri, e si affrettarono a viaggiare per ricevere dalle sue labbra materne l'ultimo consiglio, e dalle sue sacrosante mani l'ultima benedizione.
Arrivarono, e con copiose lacrime, e in ginocchio, baciarono quelle mani sante che tante volte le avevano benedette. Per ciascuno di loro l'Eccelsa Signora ebbe parole di conforto e di speranza. E poi, come chi si addormenta nel più placido dei sogni, era Lei santa che chiudeva gli occhi; e la sua anima, mille volte benedetta, partì per l'eternità.

La notizia si diffuse in tutta la città, e non c'era cristiano che non venisse a piangere con il suo corpo, come per la morte della propria madre. La sua sepoltura sembrava più una processione pasquale che un funerale. Tutti cantavano l'Alleluia con la più viva speranza di avere ora un potentissimo Protettore in cielo, che intercede per ciascuno dei discepoli di Gesù.
Nell'aria si sentivano aromi molto morbidi ma forti, e ognuno sembrava udire armonie musicali molto morbide. Ma, Tommaso Apostolo, non era riuscito ad arrivare in tempo. Quando arrivò erano già tornati dalla sepoltura della Madonna.
Pedro, - disse Tomás- Non puoi negarmi il grande favore di poter andare alla tomba della mia amatissima madre e dare un ultimo bacio a quelle sante mani che tante volte mi hanno benedetto. E Pedro ha accettato.

Andarono tutti al Santo Sepolcro, e quando furono vicini ricominciarono a sentire nell'ambiente aromi morbidissimi e nell'aria una musica armoniosa.
Aprirono il sepolcro e invece di vedere il corpo della Vergine trovarono solo… una grande quantità di fiori molto belli. Gesù Cristo era venuto, aveva risuscitato la sua Madre benedetta e l'aveva portata in cielo.
Questo è ciò che chiamiamo L'Assunzione della Vergine Maria.
E chi di noi, se avesse i poteri del Figlio di Dio, non avrebbe fatto lo stesso con la propria Madre? "


XVIII Domenica del Tempo Ordinario

<<Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”( Lc 12,15)

Il Vangelo di questa domenica ci offre una meditazione profonda sul valore della vita: è il bene che abbiamo ricevuto per l’eternità, quindi vale tutto quello che ci fa crescere in vista dell’eternità, mentre tutte le altre cose possono essere mezzi ma mai il fine.

Troppo spesso pensiamo che la nostra vita dipenda dal verbo “avere”.

Ma la nostra vita dipende da altri due verbi: il verbo “essere” e il verbo “amare". Se hai passato la vita a cercare di "avere" dimenticandoti di "essere" e di "amare" allora sappi che hai vissuto una vita da stolto.

Purtroppo, da sempre l’uomo cerca di appoggiare la propria vita sul possesso delle cose dimenticando o ignorando deliberatamente che è invece chiamato a ereditare il regno dei cieli, a possedere il sommo bene, Dio stesso e a possederlo non egoisticamente ma nella reciprocità dell’amore.

Un saggio desiderio

Il Signore Gesù ci invita a dirigere i nostri cuori verso di Lui e a lasciarci penetrare dalla sua luce per non vivere da stolti, ma da saggi.

In tutti i momenti della nostra esistenza dovremmo sempre domandarci: «Che cosa sto cercando? Che cosa mi impedisce di camminare agilmente?». Se noi facciamo dipendere la nostra serenità, la nostra gioia, da quello che è umano e passeggero non avremo mai pace; se invece impariamo a donare tutto quello che abbiamo e che siamo perché il nostro cuore desidera soltanto Dio e di tutto si serve per andare a Lui, allora diventiamo ricchi dei beni celesti e viviamo nella gratitudine e nel rendimento di grazie insieme con tutti i nostri fratelli. Vivendo per Dio e per gli altri, ci rinnoviamo continuamente e riceviamo più di quello che doniamo: doniamo infatti noi stessi e quindi anche la nostra povertà, ma riceviamo Colui che è il Bene infinito.


11 Luglio Solennità del Nostro Santo Padre Benedetto

<<Fu un uomo di vita venerabile, Benedetto per grazia e per nome»: così inizia il secondo libro dei Dialoghi, in cui Gregorio Magno narra la vita del più famoso monaco latino, nato a Norcia intorno al 480.

Inviato a Roma per compiere gli studi, Benedetto abbandonò la città, «sapientemente ignorante e saggiamente incolto, desideroso di piacere a Dio solo». Conobbe le diverse forme di vita monastica del suo tempo. Dopo un tentativo fallito ri riformare un monastero già esistente, Benedetto tornò nella solitudine, raggiunto ben presto da molti, che desideravano mettersi sotto la sua paternità spirituale.

Egli organizzò per i suoi discepoli delle piccole comunità, assegnando loro degli abati e istruendoli nella conoscenza delle Scritture, nella vita fraterna e nella preghiera.
Nel 529 Benedetto si trasferì con alcuni monaci a Montecassino, per dar vita a un nuovo tipo di monastero. Per questo cenobio, unico e con un solo abate, egli scrisse la sua Regola, che testimonia il suo grande discernimento e la sua misura, e che sarebbe diventata il riferimento essenziale per tutto il monachesimo d'occidente.

Benedetto organizzò le giornate della comunità contemperando tempi di preghiera e di lavoro, da lui ritenuti ugualmente imprescindibili per la vita del monaco.
Secondo un'antica tradizione, il padre dei monaci latini morì il 21 marzo del 547.

PREGHIERA

Signore Dio,
tu hai chiamato Benedetto
alla sequela di tuo Figlio Gesù
nell'abbandono di tutti i beni,
nel celibato e nella vita comune:
insegnaci a servirti senza preferire nulla all'amore di Cristo,
nel lavoro e nella preghiera,
e avanzeremo con un cuore dilatato e libero
sul cammino dei tuoi comandi.
Per Cristo nostro Signore.


La Solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo

La Solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo riunisce in un’unica celebrazione Pietro,  il primo discepolo chiamato da  Gesù , la roccia della Chiesa   e Paolo, che non fu discepolo di Gesù  ma che è stato chiamato “l’Apostolo”, il missionario per eccellenza.

Gli scritti del Nuovo Testamento non raccontano la loro fine, ma un’antica tradizione li vuole martiri, nella medesima città, Roma, e nello stesso giorno, vittime delle persecuzioni contro i cristiani: due vite offerte in libagione a causa di Gesù e del Vangelo. I due apostoli sono così accomunati nella celebrazione liturgica.

Non si potrebbe parlare delle vicende di Gesù senza menzionare Pietro, che per primo osò confessare audacemente la fede in Gesù quale Messia.  Gesù ha così riconosciuto nel discepolo Simone una “roccia”, Kefa, una pietra sulla cui fede poteva trovare fondamento la Chiesa.

Pietro diverrà l’apostolo di Gesù, il pastore delle sue pecore prima a Gerusalemme, poi presso le comunità giudaiche della Palestina, poi ad Antiochia e infine a Roma, dove a sua volta deporrà la vita sull’esempio del suo Signore e Maestro. E a Roma Pietro ritroverà anche Paolo,  “l’altro”, l’apostolo differente, posto accanto a Pietro nella sua alterità, quasi a garantire fin dai primi passi che la chiesa cristiana è sempre plurale e si nutre di diversità.  Paolo ... la sua passione, la sua intelligenza, il suo impegno ad annunciare il Signore Gesù traspaiono da tutte le sue lettere e anche gli Atti degli apostoli ne danno sincera testimonianza. È lui, per sua stessa definizione, “l’apostolo delle genti”

Pietro e Paolo, entrambi discepoli e apostoli di Cristo, eppure così diversi: Pietro un povero pescatore, Paolo un rigoroso intellettuale; Pietro un giudeo palestinese di un oscuro villaggio, Paolo un ebreo della diaspora e cittadino romano; Pietro lento a capire e a operare di conseguenza, Paolo consumato dall’urgenza escatologica… Dice un prefazio gallico del VII secolo: “Pietro ha rinnegato per credere meglio, Paolo è stato accecato per vedere meglio… l’uno apre, l’altro fa entrare: entrambi ricevono il Regno eterno”. Sono stati apostoli con due stili differenti, hanno servito il Signore con modalità diversissime, hanno vissuto la Chiesa in un modo a volte dialettico se non contrapposto, ma entrambi hanno cercato di seguire il Signore e la sua volontà e insieme, proprio grazie alle loro diversità, hanno saputo dare un volto alla missione cristiana e un fondamento alla Chiesa di Roma.

Insieme allora è giusto celebrare la loro memoria, che è memoria di unità nella diversità, di vita consegnata per amore del Signore, di carità vissuta nell’attesa del ritorno di Cristo.


Solennità Corpus Domini

Celebriamo oggi la festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo che ci fa contemplare il dono che Gesù ha lasciato, Sacramento della sua presenza reale, perché potessimo vivere di Lui. Dio non solo è venuto a vivere con gli uomini e a mangiare con gli uomini, ma è venuto a darsi in cibo, a farsi mangiare da noi, per comunicare la sua Vita, per trasformarci in Lui. 

Il dono più grande nel segno più umile

Gesù è venuto tra noi nell’umiltà facendosi uomo, poi in un umiltà ancora più grande si è fatto presente nel pane e nel vino, si è dato a noi nei segni più ordinari della nostra vita quotidiana.  L’Eucaristia è un sacramento che ci è familiare, ma proprio per questo dobbiamo stare attenti a non lasciare che venga meno in noi il senso dello stupore, della adorazione, della gratitudine e soprattutto l’impegno a viverlo con autenticità.  In tutti gli altari del mondo si ripete quotidianamente questo miracolo: il pane diventa il Corpo di Cristo e il vino diventa il Sangue di Cristo, e tutti possono riceverne la forza per camminare nel viaggio della vita spesso pieno di fatica, di dolore e di prove, portando nel cuore la speranza, perché l’Eucaristia ci conduce alla mensa della vita eterna.

Diventare pane per diventare dono.

Non si può celebrare l’Eucaristia, mangiare il Pane e bere il Sangue di Cristo senza sentirsi responsabili nei riguardi di ogni uomo, con il suo nome, con il suo volto, con la sua storia, con la sua realtà. Accostarsi all’Eucaristia non significa soltanto ricevere il Signore, ma anche ricevere ogni fratello che è congiunto con il Signore, e nello stesso tempo donarci a ogni fratello, diventare anche noi per gli altri pane di bontà, pane di amore, pane di perdono, pane di pace, di gioia e di consolazione. La festa del Corpus Domini non è semplicemente qualcosa che Dio ha fatto per ciascuno di noi ma la grande responsabilità di distribuire quello che Dio ha fatto per ciascuno di noi. Il Signore ha bisogno che ci siano ancora persone disposte a distribuire questi 5 pani e questi 2 pesci! Il Signore ha bisogno del nostri si!!!!

Chiediamo al Signore di aiutarci in tutto questo, di farci diventare anche a noi collaboratori eucaristici, collaboratori di una fame che può essere saziata.


Solennità della Santissima Trinità

La Santissima Trinità non è circoscrivibile all’interno di un discorso umano ma fa parte della più profonda esperienza dell’uomo. Siamo creati a immagine della Trinità e siamo chiamati a vivere nella comunione di Amore.

Il Padre è la fonte dell’amore, il Figlio è il fiume dell’amore che scorre verso di noi, e lo Spirito Santo penetra in tutto l’universo per trasformarlo, trasfigurarlo, divinizzarlo. 
L’uomo vive perché è stato creato dalla esuberanza dell’amore di Dio e sussiste perché l’amore di Dio lo sostiene.

La Trinità è questo immenso abbraccio di Dio per tutte le sue creature, e anzitutto per l’uomo che ha creato a sua immagine e ha chiamato a condividere la sua vita e la sua gloria. Se lasciamo che lo Spirito Santo ci invada e ci inondi e in noi ami il Figlio e il Padre, esprimiamo con la nostra stessa vita il mistero della Santissima Trinità.

Non è necessario aspettare situazioni e occasioni particolari, ogni giorno, ogni momento dobbiamo compiere tutto nel nome del Padre, come figli di Dio, nel nome del Figlio, imparando proprio dal Figlio ad avere una relazione filiale di amore con il Padre, nello Spirito Santo, perché è proprio la forza dell’amore che ci aiuta a vivere come figli.
Siamo continuamente immersi nell’amore trinitario!


The Benedictine Monastery of San Pietro Ostuni

The Benedictine Monastery of San Pietro Ostuni is certainly the ideal place to regenerate body and soul and rediscover the true meaning of our existence.

From the top of the hill, immersed in the Mediterranean flora, you can enjoy a beautiful view of the sea and the characteristic white town of Ostuni, a destination for many tourists.

The part of the monastery dedicated to guests, equipped with all amenities, consists of seven rooms and the Hermitage located about 100 meters from the main building. The rooms in the main location are double or triple rooms and can host up to 18 people.

The Hermitage is a small but charming little villa, equipped with every comfort, consisting of a living room, kitchen, two bedrooms and a bathroom. It is an ideal place for a family stay to rediscover the beauty of nature in silence, which is encouraging to rest and healing, which helps to contemplate the creativity of God.

Each room is equipped with air conditioning and WiFi.

What makes the Monastery of Ostuni unique?

The Benedictine Monastery of San Pietro di Ostuni offers those who wish for it both, tranquility and a close spiritual contact with God, offering prayerful experiences and personal spiritual care. In this way, pilgrims who wish to come here can enjoy the beauty of the place, rest and get the support of "experienced guides". They can also spend time in contemplation or prayer.


PENTECOSTE

......Allora irrompe lo Spirito che sfonda le porte, che si abbatte gagliardo (At 2,2).

Ciò che tiene i discepoli chiusi all'interno di quel cenacolo è qualcosa di più grande di loro. Allora, soltanto qualcosa di più grande di loro può liberarli, perché il Risorto non ha problemi a entrare a porte chiuse. Cristo non si spaventa delle nostre chiusure, delle nostre paure, delle nostre insicurezze, non si spaventa dei nostri peccati, che sono maniere altre di tenere le porte chiuse.
Lo Spirito è più forte della divisione e della chiusura dei discepoli. Quando ci si trova angosciati e impotenti di fronte a forze avverse che sono più forti di noi, ricordiamoci della potenza dello Spirito, "più forte anche della nostra depressione, della nostra rassegnazione, della nostra incapacità".

Lo Spirito Santo è un dono di Dio…ma noi possiamo prepararci ad accoglierlo, a invocarlo …E come ci si prepara !?!

Dopo un'iniziale momento di divisione, i discepoli si ricompattano tra loro, perché in fondo "decidono" di farlo.

Se è vero che la comunione è un dono di Dio, è anche vero che ciò che la precede, ciò che prepara alla comunione di Dio e tra di noi, è il fatto che ci sia il desiderio di tornare uniti.

Lo decidiamo con una scelta deliberata.

Non ci può essere nessuna Pentecoste se personalmente e comunitariamente non prendiamo la decisione di tornare a essere insieme, di pensarci insieme, di riconoscere che il nostro destino è intrecciato in una maniera inscindibile con il destino del nostro fratello… Se vuoi salvare una famiglia frantumata, la prima cosa da fare non è cercare aiuto o chiedere l'aiuto a Dio, ma domandarsi se vogliamo ancora decidere di essere insieme come famiglia e di conseguenza di farci aiutare da Dio e dagli altri.

Lo Spirito rende forti e coraggiosi .... ci rende capaci di amare come Cristo, potenzia le nostre capacità, ci rende testimoni gioiosi e coraggiosi della nostra fede, annunciatori di gioia e di speranza. Lo Spirito è l’Amore di Dio che dà senso alla vita.